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Destination Manager e l’Italia, un rapporto difficile per una figura professionale di cui il nostro Paese avrebbe davvero bisogno

Era il 2013 quando autorevoli esperti di turismo scrivevano di quanto sarebbe stato importante, per un paese come l’Italia, affidarsi a dei “Destination Manager” per gestire e organizzare i territori, pianificare una strategia internazionale, creare dei prodotti in linea con le richieste del mercato e rilanciare l’incoming. Un matrimonio, quello tra Destination Manager ed il Belpaese, che sembrava la soluzione ad un problema molto più complesso.

Risollevare il destino dei territori, locali e regionali, attraendo turisti da quei paesi che avrebbero presto costituito una componente sempre più rilevante del turismo mondiale sembrava cosa fatta.Quello che sembrava un’occasione da cogliere forse non ha mai visto l’alba per tutta una serie di ragioni: fondi, organizzazione, governance.

Pensate al piano Enit, nato solo nel 2017, in cui si avviava una partnership commerciale con il colosso Alibaba per iniziare a “vendere il prodotto/brand Italia” al mercato cinese. Mancanza di vision, di organizzazioni o di giusto tempismo? Difficile stabilire dove penda l’ago, ma sta di fatto che in Italia, che al tempo aveva ben altre priorità, la possibilità di puntare sul turismo è rimasto per lo più uno spot.

Spot buono per i titolisti ma capace di creare qualche “attrito” tra il pubblico e i privati, che di turismo ci vivono, in quanto mancano ancora strategie integrate, strumenti e risorse adeguate.Anche Federalberghi, con il documento “Il turismo lavora per l’Italia”, al tempo presentò 20 proposte per rilanciare il turismo in Italia: che fine abbiano fatto poi non si sa. Alcune erano molto interessanti, altre un po’ tirate per i capelli, però nel caos di quel periodo era più che auspicabile avanzare delle proposta o comunque vi era un’ottima occasione per farlo.

Cosa fanno i Destination Manager?

Innanzitutto avere una conoscenze in ambito organizzativo, analizzare il fenomeno turistico, valutare le condizioni e lo stato delle attrattività esistenti, il mercato attuale e potenziale.

Le esigenze dei turisti reali e potenziali, definire le strategie più adeguate on/offline, gestire budget e allocarli in modo strategico, costruire un’offerta segmentata ed esperienziale basandosi su prodotti esistenti ma anche attraverso la creazione di nuovi. Componente non trascurabile poi è il coinvolgimenti di privati, enti, comunità e territori e confluirne gli interessi in un unico progetto.

Infine, coordinare l’operato delle figure e degli enti coinvolti nel processo di promozione e comunicazione turistica: istituzioni, associazioni, privati, operatori specializzati. Tante competenze organizzative ma anche tecnologiche, necessarie per far conoscere le bellezze del territorio a mercati obiettivo. Perché, come si diceva qualche anno fa, “l’85% dei turisti mondiali usa internet per scegliere la destinazione delle loro vacanze”.

Allora, giusto per avere un quadro delle competenze richieste, mi sono divertito a fare una ricerca delle skill del destination manager contemporaneo:

  1. Management, organization and communication background (Business Degree with a Specialism in Marketing and/or Retail Management is a must). Multichannel communications specialist including the latest trends in Social media;
  2. Experienced in tourism management, strategic planning and development, producing tourism strategies and economic impact studies for implementation, lobbying, devising and implementing marketing campaigns;
  3. Excellent English written & verbal communication skills;
  4. Managing staff and stakeholder working groups, coordinating work and progress of editors, supporting external creative agencies and suppliers, managing budgets and achieving significant levels of income generation;
  5. Experienced with Internet Marketing/SEO-SEM, online tools like Google Analytics, Adwords and BI services;
  6. Develop e-tourism platforms, managing and measuring impact of a Marketing Strategy, together with a team of online content editors he will ensure high standards in service and quality;
  7. 5 years experience in a fast moving dynamic marketing role in a Destination Marketing Organization or NTO.

Trovati i manager ora bisognerebbe dotarsi di organizzazioni moderne e strumenti adeguati per realizzare obiettivi ambiziosi. Ad esempio, in Italia quasi nessuno sta investendo su Intelligenza Artificiale o analisi dei dati, quindi giusto parlare di competenze ma cominciamo anche a discutere sulle reali dotazioni delle DMOs e NTO. Se abbiamo dei buoni piloti ma li facciamo gareggiare con una macchina anni 80, beh figo il classic per carità, ma non possiamo pensare di competere a Le Mans.

Emiliano Farina

Emiliano Farina

Digital Marketing Specialist